CICLO TEMPORALE

di Claudio Signorini
© dicembre 2011 Claudio Signorini

La USS Michelson: la nave del tenente olografico Lewis Barclay.
© Claudio Signorini

Diario personale del dott. Lewis Zimmerman
Data stellare 58447.2
Dopo più di tre anni di lavoro la USS Michelson è stata varata e inviata verso il quadrante Delta. Equipaggio a bordo: solo il tenente olografico Lewis Barclay. È il progetto più ambizioso a cui abbia mai partecipato: l’aspetto è quello dell’amico e collega Reginald Barclay ma la matrice è quella del Medico Olografico d’Emergenza di tipo tre, arricchita con algoritmi copiati dal Dottore della Voyager. La nave è munita degli scudi, delle armi e dei sensori di astrografia più recenti e l’ologramma è in grado di teletrasportarsi grazie ad un emettitore mobile, copiato anch’esso da quello del Dottore. Buon viaggio, Tenente!

«Messaggio dal tenente olografico Lewis Barclay della nave USS Michelson al tenente olografico Lewis Barclay della nave USS Michelson.
Pericolo! Non teletrasportatevi.
Qualunque siano le letture dei sensori che ricevete dal secondo pianeta, non teletrasportatevi sulla sua superficie.
Se lo farete la vostra nave verrà distrutta da un incrociatore Zanconiano. Se proseguirete con il viaggio, forse avrete la possibilità di difendervi e sopravvivere.
Ripeto: non teletrasportatevi sulla superficie del secondo pianeta.

Ora che ti ho comunicato la parte fondamentale messaggio, posso pure passare ad un tono meno formale e raccontarti la mia storia dall'inizio; o meglio: da quello che per me è stato l'inizio.
Data stellare 62433.5. Sì: proprio la data in cui stai ricevendo questo messaggio.
Stavo attraversando a velocità impulso il sistema di una nana rossa. Dodici dei tredici pianeti non presentavano particolari novità: pianeti privi di atmosfera, giganti gassosi, pianeti di gas congelati... Ma non il secondo. I sensori hanno rilevato un'atmosfera di gas tossici: un pianeta di classe Y o “demon”, come lo chiamano i terrestri.
Come da protocollo ho iniziato le analisi di routine. All'inizio sembravano solo fluttuazioni quantiche, poi i sensori hanno precisato: tracce d'energia, tracce come quelle dei replicatori e degli emettitori olografici della Federazione.
In rispetto agli ordini ricevuti, sono entrato in orbita per compiere analisi più approfondite, rilevare la fonte dell'energia, trovare gli alieni che la generavano, capire perché era identica a quelle della Federazione. Ma l'atmosfera era impenetrabile agli scanner. L'unica possibilità era generare un impulso con il deflettore: avrebbe disperso i gas generando una specie di tunnel attraverso il quale i sensori avrebbero potuto scandagliare la superficie. Pericolo per un'eventuale popolazione? Insignificante. Procedere!
L'analisi non ha lasciato dubbi: la traccia energetica era la stessa degli emettitori usati per il Medico Olografico d'Emergenza di tipo tre... e per me stesso: tenente olografico Lewis Barclay, unico membro della nave per esplorazioni profonde USS Michelson, ambasciatore della Federazione Unita dei Pianeti.
Possibile che una nave della Federazione, con tecnologia così recente, si sia schiantata contro questo pianeta? Nessun registro porta questa informazione. Possibile che una specie aliena abbia sviluppato una tecnologia olografica così simile a quella del dottor Zimmerman? Probabilisticamente impossibile. Oppure ero in presenza di una qualche anomalia spazio-temporale? Se solo avessi intuito la risposta corretta!
Per indagare più a fondo ho fatto quello che qualunque ambasciatore olografico avrebbe fatto e che ha effettivamente fatto. Ho programmato il computer perché lanciasse un secondo impulso del deflettore, seguito a brevissima distanza dal teletrasporto dell'emettitore di superficie; poi, dopo un'ora esatta, un terzo impulso avrebbe permesso il ritorno a bordo.
Appena riattivatomi sulla superficie mi sono reso conto di due fatti sconcertanti. Primo: la USS Michelson era stata distrutta da una salva di siluri fotonici provenienti da un incrociatore Zanconiano; secondo: ero circondato da migliaia di copie di me stesso.

- Benvenuto nel ciclo temporale.
Tutti gli ambasciatori olografici che mi circondavano, nell'aspetto identici a me, mi hanno salutato nello stesso momento.
Se fossi stato un essere biologico sarei rimasto shockato. Ma come ologramma posso solo dire che i miei algoritmi non sono riusciti a dare un senso a quello che stavo vedendo. Solo la capacità di affrontare l'imprevedibile, necessaria in un mondo fatto di anomalie subspaziali, mi ha permesso di reagire.
- Chi siete?
Uno di loro, il più vicino a me, prese la parola, per tutti:
- Tutti abbiamo iniziato con la stessa domanda, e non posso che rispondere: io sono te, e tu sei me. Siamo la stessa cosa, migliaia, milioni di tenenti olografici della nave USS Michelson, intrappolati qui da un'anomalia che, in mancanza di migliori classificazioni, è stata chiamata “ciclo temporale”.
La mia faccia doveva essere quella di un pesce olografico lesso.
- Vedi, questo pianeta è bloccato in una sorte di ciclo temporale. Ogni 34 giorni riviviamo quello che è successo nello spazio esterno dal momento in cui la Michelson è entrata nel sistema fino alla sua distruzione: la stessa analisi, lo stesso teletrasporto, la stessa esplosione. Ed ogni mese viene teletrasportato sulla superficie di questo pianeta un nuovo tenente Barclay. E questo ormai si ripete da secoli, se lo guardiamo dal punto di vista dei primi che sono arrivati. Per me credo sia la dodicimillaquattrocentotrentatreesima volta, ma potrei sbagliarmi.
- E non c'è niente da fare? La mia missione deve finire qui: su un pianeta di classe Y, disperso nel territorio Zanconiano, ed intrappolato in un'anomalia temporale, impossibilitato a ritornare nel quadrante Alfa e sulla Terra?
- Certo che no! Non sarei, e tu non saresti, un ufficiale della Flotta Stellare se mi arrendessi. In questi secoli sono stati fatti innumerevoli tentativi per uscire da questo circolo vizioso, e molti ne stiamo ancora facendo, continuamente. Eppure siamo ancora qui. Ma anche la tua presenza è importante. Devi solo scegliere a quale progetto vuoi partecipare.
- Cosa state tentando?
- Qui, diciamo in un raggio di dieci chilometri, stiamo lavorando a due idee. Alcuni stanno cercando il modo di nascondere la traccia energetica Federale, in modo che il prossimo tenente olografico non abbia motivo di teletrasportarsi. Un secondo gruppo, invece, sta tentando di costruire un'arma che possa distruggere l'incrociatore Zanconiano prima che lanci i siluri fotonici: speriamo così che il prossimo tenente possa tornare a bordo e ripartire.
- Ma dove trovate il materiale per costruire queste tecnologie? In questo pianeta non c’è disponibilità di risorse.
- Le risorse siamo noi. Quando abbiamo bisogno di qualcosa disattiviamo uno di noi, tanto siamo innumerevoli, e riutilizziamo i pezzi dell'emettitore di superficie, oppure lo convertiamo in un replicatore per generare i componenti che ci servono, almeno fino a quando la cella di energia non si scarica.

Mi unii, almeno mi pare di averlo fatto al principio, al progetto di costruzione dell'arma.
Non so bene perché abbia scelto quel particolare progetto e non l'altro, o un altro ancora, spostandomi in un'altra area del pianeta. Forse perché era il progetto dell’ologramma che mi aveva parlato per primo.
Il lavoro non era semplice. Non sono (non eravamo, che è la stessa cosa) degli ingegneri, e nella mia matrice non c'è alcuna cognizione di costruzione di armamenti. Procedevamo per tentativi, smontando gli emettitori necessari per costruire un prototipo, sperimentandolo (spesso colpendo un'area del pianeta e distruggendo altri noi stessi) e studiando altre modifiche.
Quello che potremo chiamare tempo libero, ovvero il tempo necessario per farci venire un'altra idea, lo passavamo confrontando le nostre esperienze. Ed ogni volta constatavamo che eravamo lo stesso identico tenente Lewis Barclay. Nessuno di noi aveva fatto un incontro diverso dagli altri, nessuno di noi aveva fatto una rotta diversa da quella degli altri. Niente realtà alternative, niente anomalie subspaziali, niente viaggi nel tempo che ci potessero far dire: tu sei diverso.
Cos'è l'identità? Se un essere senziente fosse giunto sul nostro pianeta e avesse guardato due di noi, cosa avrebbe potuto vedere di differente? Non parlo solo dell'aspetto fisico: quello è ovvio che fosse uguale, come due gemelli omozigoti; di più: come due cloni. Ma nulla in noi ci permetteva di dire “io sono io e non sono l'altro”. Forse la posizione? “Io sono a destra e tu a sinistra”? Non facevamo in tempo a pensarlo che non capivamo più se il pensiero fosse stato generato da quello di destra o quello di sinistra e senza che i due comunicassero. Cos'è che ci rendeva riconoscibili l'uno dall'altro? Nulla. “Io” era uguale a “tu”. E “tu” ad “io”.
Non parliamo poi del tempo. Qui la stessa parola “tempo” non aveva nessun senso, come non aveva nessun senso “prima” e “dopo”. Come potevo dire “io sono arrivato prima di te”? La data stellare di arrivo è la stessa, per tutti. E le condizioni al contorno, quando sono arrivato tu od io, erano le stesso. Io ho dato il benvenuto a te, e tu hai dato il benvenuto a me.
Ma non solo. L'io era uguale alla somma di tutti gli io. L'elemento era uguale all'insieme e l'insieme conteneva se stesso. E non usavamo mai il plurale. Capisci dove voglio arrivare? Il paradosso di Russell era continuamente davanti a noi. Mentire era impossibile. Tanto meno farci la barba, se mai ne avessimo avuto bisogno.
Altro che coscienza collettiva dei Borg! Non avevamo neanche bisogno del nodo di comunicazione. Bastava che uno pensasse “ho bisogno di un'iperchiave” che un altro ologramma la prendeva, magari a distanza di chilometri, senza neanche bisogno di parlarsi.
Non sono più sicuro di quale progetto stessi seguendo. Forse ne ho seguiti tanti. Sicuramente li ho seguiti tutti. E sono stato smontato o distrutto centinaia di volte per poi continuare a lavorare, come prima, all'uno o all'altro progetto.
Nessuno dei progetti ha funzionato. Le armi sono state lanciate centinaia di volte e non sono mai state efficaci. Lo scudo che doveva nascondere le nostre tracce energetiche è stato attivato migliaia di volte, ma non ci ha mai nascosti. L'onda di energia che doveva far rimbalzare via la Michelson è stata proiettata milioni di volte, ma la deviazione è sempre stata pari a zero.
Non so quando ho cominciato a pensarlo. Credo di averlo sempre pensato. È impossibile uscire da un ciclo temporale.

La parola “tempo” ha ottenuto nuovamente un minimo di senso quando mi è venuta l'idea. Non so se sono stato io o quale “io” l'abbia avuta... non importa. Finalmente era un'idea nuova. E da quel momento siamo anche riusciti a cogliere un tempo che scorreva.
Sono un ologramma, prodotto da un emettitore olografico, parte di una nave con tecnologia di teletrasporto. Teletrasporto ed ologrammi non sono poi così diversi: da energia a materia, sia essa cibo, fotone o campo di forza. Perché allora non tentare di inviare un ologramma alla nave in arrivo? Ma perché funzionasse doveva raggiungere la nave ancora prima che entrasse nel sistema.
L'idea era così nuova e incredibilmente simile a me stesso che gli “io” si sono messi a lavorare insieme: tutti!
Era ancora un problema di ingegneria. Ho contato trecentocinquantatre mesi, o cicli temporali, da quando ho concepito l'idea ad adesso. In questi mesi, quasi vent'anni terresti, ho fatto innumerevoli tentativi, amplificando ogni volta il segnale, costruendo un emettitore sempre più grande.
I me stavano diminuendo: servivano continuamente altri pezzi. Ma non importava: uno o centomila, cosa cambiava? Tanto nessuno di noi era il vero obiettivo, bensì il tenente Lewis Barclay nella nave che “ancora” non era entrato in questo sistema solare.
Poco fa ho completato il lavoro, mi sono guardato attorno e mi sono reso conto di essere solo. Ora sono l'unico io sopravvissuto a questo gioco di smonta e rimonta. Sto registrando questo messaggio che, non appena accenderò l'emettitore, ti raggiungerà e ti intimerà di stare lontano da questo pianeta. Spero che funzioni, altrimenti dovrò aspettare te, e forse anche altri te, per avere altri pezzi e ricominciare ad espandere l'emettitore.
Ecco. È giunto il momento. È ora di accendere. Fino a quando non sarai uscito dal raggio dell'emettitore il mio messaggio ti raggiungerà continuamente quindi lascia che continui a parlare. Ormai è l'ultima cosa che mi resterà da fare. Dopo penso che mi disattiverò. Se funziona, non ho più senso.
L'emettitore pare funzionare bene. I sensori di risposta indicano che il mio messaggio olografico ti sta raggiungendo e che stai ascoltando queste mie parole. Hai deviato, vero? Forse l'incrociatore ti inseguirà, ma non è il primo che sconfiggi. Con te a bordo dell'astronave e con gli scudi alzati non ci saranno problemi. Potrai farcela, ancora una volta.
Un allarme! Che succede? Pare che ci sia un sovraccarico nel modulo di energia dell'emettitore. Chissà come potrei ripararlo... Ormai non ha più senso preoccuparsi.
Il sovraccarico sta aumentando. Secondo il sensore di controllo siamo oltre cento volte l'energia prevista. L'emettitore esploderà. Cinque secondi.
Quattro.
Tre.
Due.
Uno.»

«Diario del tenente olografico Lewis Barclay.
Data stellare 62433.5.
I sensori a lungo raggio hanno individuato un sistema solare composto da dodici pianeti, tutti disabitati: pianeti senza atmosfera, giganti gassosi, pianeti di gas congelati... Tra il primo e il secondo pianeta si stende un anello di polveri varie. C'è una concentrazione di gas fuori dalle normali percentuali: probabilmente si tratta di un pianeta di classe Y, o “demon” come lo chiamano i terrestri, esploso millenni fa. Procedo verso il quadrante Delta.»

Reginal Barclay: il personaggio di Star Trek a cui è ispirato il protagonista del racconto.


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